ITINERARI STORICI

LA CITTA' PIU' NORMANNA DELLA CALABRIA

 

Scopri ogni angolo di questa incantevole cittadina, erede dell'antica Argentanum,

posta sulla via istmica che collega lo Jonio al Tirreno, dove Storia e cultura si fondono per accoglierti e accompagnarti in un viaggio indietro nel tempo. Dalla cupa Cripta di origine normanna, fino all'elegante Abbazia della Matina, attraverso gli stretti e caratteristici vicoli e l'imponente Torre del Guiscardo; un viaggio alla scoperta di bellezze storico-artistiche dei popoli che hanno dominato la città di San Marco Argentano.

 

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TORRE DEL GUISCARDO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dedicata a Roberto il Guiscardo, che intorno al 1055 invase San Marco costruendo la prima edificazione normanna, è una fortificazione la cui sintassi architettonica rimanda all'architettura angioina dell'XIII-XIV secolo. Con funzione di difesa, è composta da una motta in pieta alta circa 20 metri, un rivellino che dà accesso al piazzale della motta, e dal torrione o mastio che emerge dalla motta e s'innalza per 24 metri. Difficile stabilire il perchè del collocamento urbanistico della struttura, che secondo alcune ricostruzioni si trova ben lontano dalle antiche mura perimetrali dell'insediamento abitato. 

Identificata popolarmente come Torre normanna, di quell'architettura presenta soltanto la "motta" (elemento che presumibilmente ha fatto sempre pensare all'origine normanna di tutta la struttura) che però differisce per materiali e modalità di costruzione da quelle noemanne: secondo le ricostruzioni, Roberto il Guiscardo s'insediò a San Marco intorno al 1055; "La guerra del vespro in Sicilia" di Michele Amari, riporta dell'occupazione aragonese di San Marco nel 1284, che occuparono il Convento della Riforma non ancora ultimato. La storia c'insegna che per "occupazione" di una città, s'intendeva la presa del Castello, o della Fortificazione: il fatto che gli aragonesi abbiano "preso" San Marco occupando il Convento anzichè la torre, potrebbe voler ragionevolmente dire che nel 1284 questa fortificazione, ancora non era presente.

 

All'interno sono presenti 5 sale, collegate da una scala elicoidale ricavata nella possente massa muraria di 3,10 metri: nella motta è contenuta la cisterna, collegata verticalmente alle due sale superiori da un condotto di forma quadrata; la sala superiore, presumibilmente utilizzata come deposito, presenta un soffito in legno e le medesime dimensioni della quinta e ultima sala; terza (sala da cui si accede al mastio mediante il ponte esterno) e quarta sala - di dimensioni identiche - presentano una volta conica con delle lunette che si estendono verso le aperture ed entrambe presentano un canale di scolo/bagno e un camino, esse fungevano probabilmente da alloggio per i soldati; nell'ultima sala risiedevano le cucine, asserzione giustificata dalla presenza di un forno e da un'apertura contenuta nell'attacco della volta che fungeva da aerazione per i fumi.

 

Secondo il parere di molti viaggiatori, è una delle fortificazioni più ben tenute e fruibili d'Italia.

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APERTURA: Tutto l'anno

 

PARCHEGGIO: Si    

 

ACCESSO DISABILI: No

 

MEZZI PUBBLICI: Si

 

BIGLIETTO: No

 

 

CRIPTA (Fortificazione normanna)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di origine normanna, è popolarmente identificata come Cripta per la sua posizione al di sotto del Duomo; tuttavia, l'estensione spaziale e la presenza di feritoie strombate su tutto il perimetro, lascerebbero pensare ad una fortificazione per il controllo della valle del Fullone, quasi certamente appartenente ad un complesso più grande.

 

La tecnica costruttiva della Cripta mescola elementi di varie culture (bizantina, normanna, musulmana); è divisa da dodici robusti basamenti in pietra, dai quali si innalzano trentacinque possenti arconi a sesto leggermente acuto che sorreggono volte costruite in cotto con cordonatura a spina di pesce; le particolari dimensioni allungate del mattore lascerebbero presumere il riutilizzo da una domus romana. La costruzione quasi chiesa sotterranea si articola in venti campate che sembrano realizzate di getto. Ne risulta un tipo di architettura austera ed essenziale, di cruda potenza espressiva.​

La nuova articolazione dello spazio e della luce, l’originale soluzione decorativa del mattone alternato al tufello, il severo impianto architettonico realizzano una sintesi culturale e artistica che formerà la nuova sintassi dell’architettura normanna.

 

In questo luogo si annovera la nascita di Marco Boemondo, primo figlio di Roberto il Guiscardo e della moglie in prime nozze Alberada di Bonalbergo, avvenuta - secondo le fonti - intorno al 1060.

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APERTURA: Tutto l'anno

 

PARCHEGGIO: Si    

 

ACCESSO DISABILI: Si

 

MEZZI PUBBLICI: No

 

BIGLIETTO: No

 

 

ABBAZIA DELLA MATINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Abbazia di Santa Maria della Matina sorge 4 chilometri dal centro abitato, in prossimità  del Fiume Fullone, è uno dei più raffinati esempi di architettura cistercense in europa. 

 

Secondo le Carte Latine dei Pratesi,   la dedicazione della  Chiesa abbaziale  a Santa Maria avviene il 31 marzo 1065 alla presenza del Vescovo di Malvito e del duca Roberto il Guiscardo e sua moglie Sikelgaita.  Dotata di vaste proprietà e privilegi, favorito dai  papi  e  dai  signori normanni,  accresce rapidamente il suo prestigio e la sua potenza. Nel 1092 ospita Papa Urbano II, fautore della prima crociata (l’invito a liberare il Santo Sepolcro viene accolto anche da Marco Boemondo, primo figlio del Guiscardo, che porta al suo seguito molti sanmarchersi). Dall’anno della fondazione fino al 1221 vi dimorano i Benedettini.

Nel 1222 vi subentrano i Cistercensi, provenienti dalla decadente Abbazia Sambucina di Luzzi che ne modificano l'impianto con elementri architettonici del gotico cistercense. A partire dal XV secolo ha inizio il suo inarrestabile declino: nell'800 diventa proprietà della famiglia Valentoni, che la converte in fattoria agricola.

 

Il fabbricato abbaziale, che appartiene alla fase cistercense, nonostante le trasformazioni subite nel corso dei secoli è ancora esistente e comprende: il parlatorio; lo scriptorium; la scala d’accesso ai piani superiori; l’aula capitolareQuest’ultima considerata tra i più raffinati esempi di architettura cistercense in Italia è suddivisa in tre navi da due pilastri a fascio, su cui si innestano le maestose volte a crociera costolonate. Esigue tracce dell’insediamento benedettino si riscontrano in qualche superstite elemento architettonico, come il muraglione di cinta e la monofora a tutto sesto nel parlatorio.

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APERTURA: Su richiesta

 

PARCHEGGIO: Si    

 

ACCESSO DISABILI: Si

 

MEZZI PUBBLICI: Si

 

PROPRIETA' PRIVATA

 

 

CONVENTO E CHIESA  DELLA RIFORMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così a San Marco chiamano ancora oggi il complesso conventuale dei Frati Minori che apparteneva un tempo alla famiglia dei Riformati. È uno tra i più antichi esempi di architettura francescana in Calabria in quanto viene prima di San Francesco di Paola: il dodicenne Francesco face in queste mura il primo anno di famulato; si conserva a suo ricordo la grotta in cui egli pregava, contenuta nella Benedetta.

 

La sua fondazione pare si debba a Pietro Cathin, discepolo e sodale di San Francesco d’Assisi. Il complesso sottoposto nel corso del tempo a innumerevoli trasformazioni comprende il convento, la chiesa e gli orti. 

La chiesa, di matrice francescana, presenta una navata unica introdotta da un portico con archi a tutto sesto (esonartece) e un abside rettangolare coperto da volte a crociera costolonate. L’originaria fisionomia dell’edificio viene stravolta nel XVIII secolo, quando padre Anselmo da Mottafolonne fa adornare le pareti con costruzioni di gusto barocco. Oltre al disegno planimetrico e alle volte abisidali, dell’impianto francescano restano poche ma significative testimonianze: il portale di ingresso; il campanile a vela; la fiancata destra con le monofore.

 

Il convento, soppresso nel 1240 (?) (secondo "La guerra del vespro in Sicilia" nel 1284 fu occupato dagli aragonesi, in quanto ancora in fase di costruzione) da Federico II, viene riaperto al culto nel 1320. Dal 1429 al 1430 ospita San Francesco di Paola, ancora dodicenne, che accompagnato dai genitori vestì le povere lane del Patriarca Serafico. Nel 1517 viene affidato ai Conventuali. Da questi passa agli Osservanti, quindi ai Riformati. Nel 1624 Papa Urbano VIII stabilisce con decreto che parte dei suoi beni siano devoluti al Seminario.​​

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APERTURA: Tutto l'anno

 

PARCHEGGIO: Si    

 

ACCESSO DISABILI: Si

 

MEZZI PUBBLICI: Si

 

BIGLIETTO: No

 

 

MUSEO CIVICO "M. Morelli"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Museo civico “Mario Morelli” si è costituito nel 1997 in seguito alla donazione dei dipinti del Prof. Mario Morelli al Comune di San Marco Argentano. Si tratta di 135 dipinti di autori diversi esposti nelle sale dell’antico convento delle Clarisse oggi sede del Municipio e, tra essi, fiore all’occhiello è l’opera attribuita a Guido Reni, artista di assoluto rilievo nel panorama classicista del Seicento, dal titolo Salomè. Nello stesso salone sono esposti la Signora con visone, di scuola francese, tre dipinti di scuola napoletana nonché nature morte e paesaggi fiamminghi.

Di particolare interesse sono le miniature scultoree del maestro Tonino Ciardullo, cittadino emerito sanmarchese, che con estasiante dedizione e cura del dettaglio ha riprodotto in scala la Torre normanna, il Mulino di Mezzo, la Cattolica di Stilo, il complesso dell'Abbazia della Matina e una chiesa svizzera del '600.

APERTURA: Tutto l'anno

 

PARCHEGGIO: Si    

 

ACCESSO DISABILI: Si

 

MEZZI PUBBLICI: No

 

BIGLIETTO: No

 

 

MUSEO DIOCESANO "San Marco-Scalea"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ubicato nel cuore del centro storico di San marco Argentano, nella chiesa di San Giovanni oggi non più aperta al culto, il pregevole museo diocesano si pone quale punto di riferimento assoluto nel patrimonio culturale e storico-artistico della provincia di Cosenza. ​ Fiore all’occhiello della collezione è la Croce reliquario costituita da bracci trilobati e donata dall’abate cistercense di Santa Maria della Matina nel 1308; è tuttavia verosimile che essa sia frutto di due differenti periodi artistici: la croce del XIII secolo e le parti figurate dell’XI.

 

APERTURA: Tutto l'anno

 

PARCHEGGIO: Si    

 

ACCESSO DISABILI: Si

 

MEZZI PUBBLICI: No

 

BIGLIETTO: No

 

 
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